Cari Compagni del X Municipio,

grazie per avermi taggato nella vostra nota, ci conosciamo bene e io conosco bene il vostro lavoro e non posso che rispondervi subito e rilanciare.
Il problema delle concessioni balneari è molto complicato e riguarda tutto il paese. Come giustamente scrivete dovremmo osare di più non solo su queste, ma su tutte le concessioni pubbliche.
Quando parliamo di spiagge, di mare, parliamo di beni comuni fondamentali, dobbiamo smetterla di pensare che l’unico modo di gestirli sia dandoli al privato.
Vi voglio provocare: questa volta sulla ruspa dovremmo salire noi. Non per sgombrare dei poveracci senza casa, ma per mettere fine all’ignobile pratica di lucrare sui beni dello Stato negando a tutti noi di godere dei beni comuni come il mare.
Il vostro territorio ha potenzialità enormi eppure è teatro di vicende gravissime e di evidenti smacchi come quel lungomuro che fa diventare i diritti di tutti noi un’eccezione. Deve essere l’esatto contrario, il mare deve essere libero e solo in casi particolari il privato dovrebbe presentarsi sempre a condizione di non limitare la libera fruizione del mare.
In queste vicende si annidano, infatti, illegalità di ogni genere ed è acclarata la presenza di organizzazioni criminali.
Parliamoci chiaro, davanti a tutto questo bisognerebbe agire immediatamente senza aspettare direttive, cavilli, questioni di ogni genere.

Come spesso si dice, il silenzio è complice.

Non è un caso che il PD sia molto debole su queste vicende. Negli ultimi due anni le forze parlamentari e la dirigenza nazionale hanno provato a mediare in modo fallimentare tra le proteste degli operatori e le richieste di applicazione delle direttive e di intervento sui territori.
Va detto che in alcuni casi di gestione privata di concessioni pubbliche, non quelle balneari, a detenere piccole concessioni come quelle dei banchi su strada o altre micro-attività sono lavoratori come gli altri a basso reddito e, quindi, a bassa mobilità nel caso in cui perdano la loro concessione ritrovandosi senza lavoro. Se non si tiene conto di questo, a pagare saranno sempre i deboli e non gli speculatori.*
Ma c’è un elemento in più: le battaglie per la legalità, per il mare e, in generale, per i beni comuni sono fondamentali nel nostro cammino di democratici.
Per farla breve, non ho alcun problema a rispondervi che avete ragione, che si tratta di uno scandalo e che se vogliamo cambiare dovremmo avere il coraggio di smuovere le cose, riscoprendo anche il valore e la funzione del conflitto perfino con l’istituzione. La scelta del Ministro va contestata ed è necessario aprire un dibattito, a partire dal nostro interno, sulle concessione ai privati dei beni pubblici. Perchè fino ad oggi la nostra linea – se mai ce n’è stata una – non è stata chiara.
Voglio, però, anche lanciarvi una sfida insieme a tutto il comitato (che conoscete bene) così come voi la lanciate a noi: vediamoci a Ostia (o dove volete voi) per scrivere un contributo breve, semplice e netto che parli di legalità, beni comuni, giustizia, insomma dove raccontare il lavoro che avete fatto coraggiosamente in questi anni. Secondo me vale la pena trasformarlo in un esempio da raccontare a livello nazionale. Io spero di non essere l’unico che vi risponderà ma ci tengo di cuore a farvi sapere che sarei onorato di rappresentare le vostre istanze con tutta la forza necessaria che da molti per molti anni è mancata.

Un forte abbraccio, compagni

Dario.

*È pur vero che anche lì si verificano episodi di sfruttamento con banchi affittati poi a loro volta a stranieri o altri creando così una catena di abusi, illegalità e sfruttamento intollerabili. Come pure è vero che molte concessioni sono illegali e stanno in piedi solo per l’inerzia perpetrata negli anni.