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Introduzione

Crediamo nel Partito Democratico. Riteniamo che le motivazioni profonde che hanno determinato la nascita del nostro Partito siano ancora tutte valide. L’Italia ha ancora bisogno del Partito Democratico, ha ancora bisogno di una casa larga ed accogliente per chiunque ritenga che le idee di giustizia sociale e gli obiettivi che la nostra Costituzione affida alla Repubblica debbano essere la bussola di una forza politica. In questo credere nel passato e nel futuro del partito nasce la nostra candidatura, partita dal basso, da militanti che nelle retrovie e nelle sezioni di tutto il Paese hanno sognato un futuro migliore. Abbiamo sostenuto e criticato i nostri Segretari sempre in maniera costruttiva, democratica e leale. Oggi però vediamo il nostro impegno tradito e il nostro sogno sfumare. Non possiamo più essere ciechi di fronte alle degenerazioni ed alle difficoltà di questi anni, spesso mai affrontante, ancor più spesso utilizzate per scelte opportunistiche e di mera sopravvivenza personale. Il Partito ha bisogno di ritornare agli ideali che hanno portato alla sua nascita, ampliati e modificati alla luce di un’analisi dei cambiamenti politici e sociali in atto. Per rispondere a questi cambiamenti abbiamo bisogno di una nuova forma di Partito. Per questo proponiamo una radicale modifica dello Statuto e della linea del Partito Democratico da sottoporre al voto degli iscritti entro il 2019. Il Partito Democratico deve impegnarsi a favore di un programma di ricostruzione della prosperità economica partendo dalle famiglie italiane. In un Paese con importanti disparità di reddito tra i vari territori, la ricostruzione può avvenire in primo luogo riattivando la crescita dei consumi interni attraverso un incremento degli investimenti pubblici e nuovi strumenti per il raggiungimento della piena occupazione.

Il Nostro Partito Democratico

La nostra prima proposta è che, entro poco tempo dalle primarie, una apposita Commissione, attraverso un processo partecipato dai territori, dovrà proporre una radicale modifica dello Statuto del Partito Democratico da sottoporre al voto degli iscritti. Tutto questo processo, compreso il voto finale degli iscritti, dovrà avvenire entro il 2019. Prima di individuare le principali proposte di riforma del nostro Partito pensiamo sia necessario evidenziare i principali problemi che hanno reso l’azione del partito inefficiente in questi primi undici anni. lo Statuto del Partito Democratico è eccessivamente plebiscitario. Questo elemento è una caratteristica della Seconda Repubblica, con le sue contorsioni elettorali, la degenerazione bipolarista e la tentazione presidenzialista mai realizzata. Il PD è nato sulla base di un sistema politico sbagliato e incompiuto. Per questo lo statuto del 2008 è in parte inapplicato e in parte inapplicabile dando troppi poteri a chi vince le primarie e creando alibi e personalismi in coloro che le perdono. Questo ha portato ad all’assenza di bilanciamenti tra il Segretario e gli organismi dirigenti, tra il Partito centrale ed il Partito periferico e, infine, tra gli eletti ed il Partito degli attivisti. In questo partito tutti parlano di riforma interna ma nessuno ha mai fatto nulla, perché, arrivati al vertice del Partito, questo sistema di regole sbilenco e plebiscitario fa comodo a tutti. Abbiamo smesso di formare la classe dirigente e utilizziamo le regole interne, vaghe e contraddittorie, più come strumento al soldo della maggioranza che come effettivo meccanismo democratico. Questo sistema si regge solo su patti tra potentati locali, contro i quali non si interviene mai, anche a costo di spaccare il partito locale. Una vicenda tra tutte è illuminante: ancora oggi i Segretari regionali vengono eletti con primarie nonostante sia evidente l’idiozia di questa scelta. Volevamo riformare la Costituzione ma non siamo in grado di rispettare le regole al nostro interno. Questa incapacità di amministrare un corpo politico smorza in maniera netta molte delle energie positive che attraversano il PD. Queste tendenze imprigionando il Pd tra capibastone, delfini e giovani promesse legate solo dal principio di fedeltà al capo di turno. Questi problemi acuiscono la progressiva erosione del consenso del Partito che continua a perdere voti e consenso. Per tutti questi problemi noi abbiamo immaginato queste proposte:

MODALITÀ DI ADESIONE AL PD

Il PD non può più essere un partito vecchia maniera né tantomeno avere velleità da partito pigliatutto completamente avulso dalla realtà – senza una linea ed un’identità e una linea definita -. Il Partito Democratico dovrebbe prevedere tre diversi livelli di partecipazione. Due di questi sono già previsti ma di fatto uno solo è realmente utilizzato. Noi proponiamo che si istituiscano: a) Albo degli elettori: ci si iscrive versando due euro per poter votare in occasione delle primarie; questo Albo già esiste ma non viene utilizzato. Tale Albo deve essere sempre “aperto” lasciando agli organismi dirigenti la scelta della data di “chiusura” delle registrazioni in vista delle primarie. b) Elettori per i referendum tematici: agli elettori iscritti nell’Albo, si dovrebbe poter consentire di votare nel caso fossero indetti referendum. L’immissione in questo Albo ha il costo di ulteriori 2 euro. c) Iscritti: pienezza dei diritti di elettorato attivo e passivo (possono votare ed essere votati). Il costo dell’iscrizione dovrebbe aumentare rispetto ad ora e dovrebbe essere introdotta la possibilità di rateizzarne mensilmente il saldo. L’aumento della quota d’iscrizione al partito aiuta a sostenere i costi delle sezioni e degli organi territoriali.

IL RUOLO DEL SEGRETARIO

Il Segretario del Partito Democratico deve essere eletto dagli iscritti al Partito. Non deve essere il candidato Presidente del Consiglio (carica in ogni caso non elettiva). Qualora il Segretario vigente volesse proporsi come leader alle elezioni nazionali, egli dovrebbe dimettersi immediatamente dal ruolo di Segretario nazionale. In sostanza l’esatto contrario di quanto succede oggi. Stesso discorso vale per i Segretari territoriali del PD: regionali, federali, cittadini. Devono essere eletti dagli iscritti ed incompatibili con le cariche monocratiche.

SELEZIONE DEI CANDIDATI ALLE CARICHE MONOCRATICHE E PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

Per le cariche monocratiche, Presidenti di Regione, Sindaci, Presidenti di Municipio, e per il ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri, il Partito Democratico si dovrebbe comportare come segue: a) Nel caso in cui il PD sia parte di una coalizione che ritiene di dover fare le primarie per la selezione di una carica monocratica, il PD stesso sceglierà con il voto degli iscritti un candidato unico del Partito per le primarie. b) Qualora le primarie non fossero previste ed il candidato fosse indicato dal Partito Democratico, il PD organizzerà delle primarie di Partito alle quali possano partecipare le persone registrare all’Albo degli elettori.

LA DEMOCRAZIA INTERNA

Le decisioni di competenza degli organismi dirigenti, Direzioni ed Assemblee, devono essere prese SEMPRE con il numero legale ovvero almeno la metà dei membri presenti alla seduta. Ogni decisione deve essere presa con la maggioranza qualificata dei due terzi. In caso di mancato raggiungimento della maggioranza qualificata, la decisione dell’organismo dovrebbe essere sottoponibile ad un referendum confermativo tra gli iscritti. Le Direzioni e le Assemblee non devono essere delle cariche da distribuire ma organismi snelli ed efficienti e per questo dovrebbero essere composti da un numero ristretto di membri e non aumentabile per nessuna ragione. Agli iscritti deve essere consentito di esprimere almeno una preferenza quando eleggono le assemblee rappresentative. Per tutte le cariche interne deve essere previsto un meccanismo di selezione che tenga conto dell’anzianità di iscrizione al Partito.

DIGITALIZZAZIONE DEL SISTEMA PARTITO

Vogliamo creare un database nazionale di tutti gli iscritti al partito così da associare univocamente al numero di tessera l’iscritto e agevolare l’iscrizione e il rinnovo online dei nostri militanti favorendo il controllo del tesseramento. Questo, oltre ad essere un indice di serietà, garantisce agli iscritti trasparenza interna impedendo moltiplicazioni di iscrizioni e fenomeni di inquinamento. Per esempio, nella presentazione delle candidature alle primarie interne, il lavoro di controllo e validazione delle firme diverrebbe estremamente semplice e privo di errori bastando a quel punto una comparazione tra le firme raccolte, i numeri delle tessere e il database. Proponiamo inoltre di realizzare una piattaforma per la certificazione degli aventi diritto al referendum e per lo svolgimento degli stessi referendum.

INDIVIDUAZIONE DEI CANDIDATI ALLE ELEZIONI

Il partito ha fallito nel suo obiettivo primario ovvero formare la classe dirigente del futuro e del presente. Si è limitato a dare spazio ai candidati con un peso specifico di voti, perdendo di vista il senso di appartenenza al Partito. La composizione delle liste deve procedere così: 1. Collegi uninominali: la scelta del candidato spetta all’Assemblea corrispondente che la vota con una maggioranza non inferiore al 66%. In assenza di tale maggioranza la scelta passa agli iscritti del collegio corrispondente. 2. Liste bloccate: l’ordine di lista viene votato dagli iscritti al Partito Democratico del collegio corrispondente. 3. Liste aperte: composizione della lista proposta dalla Direzione corrispondente con una maggioranza non inferiore al 66%. In assenza di tale maggioranza la scelta passa agli iscritti dell’area corrispondente. Per tutte le candidature deve essere previsto un meccanismo di selezione che tenga conto dell’anzianità di iscrizione al Partito. Il partito dovrà rispettare in maniera stringente i vincoli di mandato. Le regole al numero di mandati consentiti potranno essere derogate solo con una maggioranza dei due terzi dell’assemblea corrispondente.

SCUOLA DI FORMAZIONE POLITICA E DI MILITANZA

È necessario che il Partito dia vita in maniera strutturale ad un suo Centro Studi. Allo stesso modo bisogna creare dei luoghi per la formazione a partire da una Scuola di formazione per finire con un vero giornale di Partito a pubblicazione periodica.

I GIOVANI NEL PARTITO

Bisogna inserire stabilmente all’interno dello statuto del Partito un finanziamento per l’organizzazione giovanile che consenta a chiunque tramite rimborsi spese di poter militare e ricoprire cariche dirigenziali affinché la politica non sia solo un hobby per ricchi e portaborse. .

La nuova Italia, la nuova Europa

INTRODUZIONE

La proposta economica del Partito Democratico per il Paese deve tornare ad essere il centro della nostra identità. I temi che dovremmo proporre devono essere coerenti con i valori di riferimento della sinistra; tale obiettivo può essere raggiunto solo attraverso una profonda critica del paradigma economico vigente che è alla base dell’infrastruttura economica dell’eurozona e che il Partito Democratico ha seguito troppo pedissequamente nel corso della sua stagione di Governo (2011-2018). Semplicemente perché questa strategia non ha funzionato: l’introduzione di stringenti vincoli finanziari, che riducono le scelte di politica economica a mera applicazione delle politiche di austerità, ha depresso per troppi anni lo sviluppo ed il benessere delle comunità europee e quindi anche dell’Italia. Questo ha fatto si che non fosse l’economia a servizio delle persone ma anzi che la vita delle persone fosse a servizio dell’economia. Il nostro principale obiettivo è quello di riconnettere il tessuto sociale di questo Paese. In questi anni abbiamo vissuto in un meccanismo che ha troppo spesso generato contrapposizioni tra: poveri italiani verso poveri migranti; giovani disoccupati verso anziani pensionati; lavoro contro ambiente; grandi investitori contro piccoli risparmiatori.

NOI VOGLIAMO UNIRE CIÒ CHE INTERESSI DI PARTE HANNO SPEZZATO

Dobbiamo ripartire dal presupposto che la Politica può tutto. Non esistono limiti se non quelli determinati dal progresso tecnologico e dalla capacità reale di mobilitazione di persone e capitali. Gli studi sul funzionamento dei sistemi monetari moderni ci confermano in modo inequivocabile che se i Governi possono contare su una esplicita garanzia da parte delle rispettive banche centrali e regolano la proprie valute con tassi di cambio flessibili non possono incorrere in problemi di solvibilità sul debito pubblico e quindi possono finanziare le spese necessarie al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Questa garanzia é prevista in tutte le economie avanzate, l’unico aspetto che occorre tener in considerazione è l’eventuale rischio di generare spinte inflattive conseguenti ad aumenti della spesa pubblica. Nelle economie avanzate pero’ e’ altamente improbabile che l’inflazione aumenti qualora la spesa governativa sia indirizzata ad investimenti per il raggiungimento della piena occupazione. Le politiche di austerità degli ultimi 20 anni, hanno tentato di contenere il debito pubblico senza riuscirci ma, conseguenza ben più grave, hanno fatto aumentare il DEBITO REALE DEL SISTEMA PAESE: stiamo parlando del COSTO SOCIALE, AMBIENTALE e INFRASTRUTTURALE che stiamo lasciando sulle spalle delle nuove generazioni. Tentare di contenere il debito pubblico attraverso le misure di austerità sta semplicemente rimandando un costo finanziario che sarà comunque necessario sostenere in futuro: sono le future generazioni che dovranno trovare il modo per rimediare alle problematiche ambientali e infrastrutturali che gli stiamo lasciando in eredità a causa dell’irresponsabilità delle nostre attuali scelte economiche. Che senso ha non ammodernare le infrastrutture (strade, ponti, scuole, ospedali, ecc.) per non accumulare debito se poi lasciamo alle future generazioni l’onere di farlo? Che senso ha rimandare la transizione ambientale per contenere la spesa pubblica se poi lasciamo alle future generazioni l’aria inquinata e l’acqua avvelenata? Se non risolviamo certe problematiche oggi, non solo gli interventi in futuro saranno decisamente più costosi ma le conseguenze ambientali potrebbero essere irreversibili. In coerenza con il nuovo paradigma economico che sta trovando sempre più spazio nei partiti progressisti europei e nordamericani, sosteniamo con forza la seguente asserzione: ciò che è tecnicamente realizzabile sarà sempre finanziariamente perseguibile.

SPREAD

Lo SPREAD, comunemente indica il differenziale tra il tasso d’interesse sui titoli decennali italiani e quello sui titoli decennali tedeschi. Tale fenomeno condiziona le decisioni di politica economica dei governi al grido “FATE PRESTO” nonostante la BCE abbia dimostrato più volte di poter intervenire per eliminarlo in ogni momento. Facciamo notare come l’attenzione sia SEMPRE rivolta alla dimensione finanziaria dell’economia e si trascuri sempre quella reale, ben più importante. Gli “SPREAD” che dovrebbero essere tenuti in forte considerazione dovrebbero riguardare altri aspetti di natura reale: a) Lo spread tra le emissioni di CO2 che oggi produciamo e quelle che invece dovremmo produrre per rendere il sistema sostenibile b) Lo spread che esiste tra i tassi di disoccupazione dei vari paesi dell’eurozona c) Lo “Spread salariale” che intercorre tra i vari paesi dell’eurozona Questi sono per noi gli spread che dovremmo risolvere al grido “FATE PRESTO” per favorire la giustizia sociale che è venuta a mancare fino ad oggi e che ha messo in discussione la possibilità di realizzare un sano progetto di solidarietà tra i popoli europei.

TRANSAZIONE ECOLOGICA: LA NUOVA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Il governo deve tornare a porsi il problema di cosa produrre e come produrlo. Non possiamo chiedere al mercato di risolvere il problema dell’inquinamento, della bonifica ambientale dai veleni prodotti fino ad oggi e del consumo incontrollato del suolo e delle risorse del pianeta: deve essere la politica, attraverso le istituzioni democratiche, a definire una cornice all’interno della quale il mercato possa operare senza inquinare. Una transizione ecologica, per sua natura ambiziosa, è necessaria per promuovere uno sviluppo sostenibile nell’interesse delle future generazioni. Gli ingenti investimenti pubblici (in ricerca, nuovi impianti di produzione da fonti rinnovabili, finanziamenti a fondo perduto finalizzati a rendere efficienti i consumi energetici di tutti gli immobili presenti sul territorio, economia circolare) aiuteranno a trovare nuove forme di produzione di energia sostenibile, come la fusione nucleare. Il nostro obiettivo nel medio periodo è l’azzeramento dell’impronta ecologica. Anche l’energia è anche un fatto politico. Essa infatti determina la possibilità o meno per i popoli di progredire, di potersi sostenere e realizzare. Di essa si parla poco e se ne parla male, dando per scontato che l’attuale scenario energetico locale e mondiale sia immutabile. Non è così. Non sono solo gli allarmi sul terribile impatto sull’ambiente dei nostri modelli produttivi a doverci smuovere. C’è un’esigenza profonda di uscire dal novecento che ancora non si è realizzata compiutamente. Per rispondere a questa esigenza il dibattito pubblico ha definito in molti modi la terza rivoluzione industriale e qualcuno già parla di 4.0, ma la questione energetica rimane oggi irrisolta. Pur cambiando i combustibili nell’arco dell’ottocento e del novecento abbiamo prodotto energia “distruggendo” materia: o dandogli letteralmente fuoco o scindendola come nelle attuali centrali nucleari. Gli effetti di questi processi sono devastanti, la produzione di scorie e scarichi di ogni genere è letale per il nostro ecosistema. L’espansione del consumo e della produzione globale degli ultimi trent’anni mette ogni anno sempre più a rischio la possibilità di invertire il processo distruttivo in atto. Ad esempio le moderne reti con la loro indubbia portata rivoluzionaria in termini culturali e sociali è ad ogni modo uno strumento ad altissimo consumo energetico contrariamente a quanto si pensi. D’altronde lo stesso uso che l’uomo ha fatto del vento e del sole, dalla vela fno a pannelli fotovoltaici, non è stato altro che approfittare di energia derivata da altra energia prodotta da meccanismi più grandi. E se si osservano le stelle, a partire dal nostro sole, tutta l’energia prodotta deriva da un processo chiamato “fusione nucleare”. La notizia di cui nessuno parla da circa dieci anni è che siamo in grado di riprodurre questo processo sulla terra. Negli anni ’60 l’uomo andò sulla luna, oggi può portare il sole da lui. In una sola frase quindi “Fate presto!” Se metteremo al centro dell’agenda la transizione verso la fusione nucleare daremo un vero senso alla battaglia per salvare il pianeta e una concreta speranza alle generazioni che verranno. Contrariamente non saremo che complici delle devastazioni che verranno.

REGOLE DEL LAVORO

Agli investimenti pubblici – che porteranno ad una diminuzione del numero dei disoccupati – dovranno essere affiancati strumenti per il raggiungimento della PIENA OCCUPAZIONE. Coloro che desiderano lavorare ma non trovano un impiego, avranno la possibilità di essere integrati in Programmi di Lavoro Transitorio Garantito a basso impatto ambientale in settori legati all’efficienza energetica, alla riqualificazione energetica, alla tutela e valorizzazione del territorio e all’economia circolare. Questi possono generare occasioni occupazionali ad alto impatto produttivo coniugando molteplici benefici per il sistema paese. La ritrovata capacità di spesa di coloro che grazie ai Programmi di Lavoro Transitorio Garantito saranno beneficiari di un nuovo reddito, porterà ad un aumento dei consumi che incentiverà le imprese ad assumere nuova forza lavoro per soddisfare la crescente domanda; tale processo consentirà la transizione delle persone dai programmi di pieno impiego al settore privato. Le imprese private avranno quindi la possibilità di rivolgersi non più ad una platea di disoccupati ed inattivi ma ad una platea di occupati riqualificati: le ricadute in termini di produttività e di salari saranno sostanziali. Ripartiamo dal lavoro. Tramite ciò ridaremo dignità a tante famiglie che si trovano oggi in difficoltà a causa dell’assenza di lavoro. Infine la possibilità di decidere l’entità del salario pagato nei Programmi di Lavoro Transitorio Garantito può essere visto come un ulteriore efficace strumento per impedire il verificarsi di lavoro sottopagato nel settore privato: la transizione dei lavorativi al settore privato potrà avvenire soltanto se quest’ultimo offre un salario superiore a quello che il lavoratore già riceve nel programma pubblico di pieno impiego. Abbiamo per la prima volta la possibilità di sostituire l’esercito di riserva dei disoccupati con un esercito di riserva di occupati. In Italia, salvo alcune ristrettissime e tassative eccezioni deve esistere una sola forma contrattuale di lavoro, l’assunzione a tempo indeterminato. Questo intervento è già stato fatto nella scorsa legislatura (Job Act), ma i successivi interventi sul contratto a tempo determinato ne hanno vanificato sostanzialmente l’utilità (Decreto Poletti). Ora è il momento di cancellare tutto il resto. Occorre ripristinare la tutela prevista dell’articolo 18 per i di casi licenziamento economico manifestamente infondato. Per i lavoratori autonomi bisogna proseguire lungo la strada tracciata dalla legislatura precedente in fatto di diritti e tutele, intensificando altresì in maniera decisa la lotta contro il finto lavoro autonomo.

PENSIONI

Un intervento sulle pensioni che garantista una giusta età di uscita dal mondo del lavoro. Il sistema pensionistico italiano è stato aggiustato nel 1995 con il passaggio al meccanismo contributivo ed è solido. Allungare l’età pensionabile significa solo creare problemi a chi dovrebbe entrare nel mondo del lavoro cioè ai giovani. Questo deve terminare. Il nostro progresso economico e sociale non deve essere volto ad aumentare l’orario o la durata del lavoro, bensì alla ricerca della felicità.

CIASCUNO SECONDO LE PROPRIE POSSIBILITÀ

Noi riteniamo che l’Italia abbia bisogno di un drastico cambiamento nel sistema di tassazione. Deve essere ripristinato un meccanismo di progressività fiscale chiaro e coerente con le previsioni costituzionali. Oggi tutte le tasse sono FLAT (eccetto l’IRPEF) tale meccanismo non va limitato al sol contesto del lavoro dipendente, ma anche la tassazione sui redditi da capitale e della rendita sugli immobili. Un discorso specifico va fatto sulle piccole imprese e sulle PARTITE IVA. Bisogna realizzare interventi di riduzione del carico fiscale e di eliminazioni di alcune vere e proprie vessazioni, come l’anticipo della metà delle tasse dell’anno successivo per consentire anche a questa parte del mondo produttivo italiano di aumentare la capacità d’investimento. Riguardo il mondo del lavoro, riteniamo che la strada intrapresa dal Partito Democratico con gli sgravi fiscali sulle assunzioni con contratto a tempo indeterminato vada confermata e resa stabile, in particolar modo per le assunzioni negli stabilimenti produttivi del Mezzogiorno.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La pubblica amministrazione italiana è sotto organico per più di 2 milioni di unità. Parliamo di ingegneri per i Comuni, Poliziotti, Vigili del Fuoco, tecnici per gli uffici, medici per gli ospedali pubblici, insegnanti e personale per le scuole, operatori ecologici e così via. Tutto ciò è inaccettabile e deve finire. Ne va della sicurezza economica e personale degli italiani. Un Paese senza una forte amministrazione pubblica, all’altezza dei compiti e delle trasformazioni dell’attuale momento storico, semplicemente è destinato ad andare in rovina. Questo è il deficit che dobbiamo colmare, attirando nella Pubblica Amministrazione italiana le migliori risorse di questo Paese, incentivando il ritorno di coloro che sono emigrati all’estero alla ricerca di redditi adeguati alle loro qualifiche. È fondamentale impegnare risorse umane qualificate per investire nella ricerca, nella cura delle persone e soprattutto nella tutela e valorizzazione del territorio e dell’ambiente. È del tutto evidente che investimenti in questa direzione avrebbero conseguenze positive anche per il settore privato. L’obiettivo è anche quello di eliminare la DISPARITA DI TRATTAMENTI nei servizi pubblici che devono essere uguali per tutti e non possono dipendere dal territorio dove il servizio viene erogato.

I BENI PUBBLICI: RI-PUBBLICIZZAZIONE DEI SERVIZI ESSENZIALI

ùIl Partito Democratico dovrebbe sostenere la raccolta firme per la presentazione di un ddl di iniziativa popolare che assume il lavoro della Commissione Rodotà del 2008 sui beni comuni. L’elemento portante di quella proposta era la creazione di “beni ad appartenenza pubblica necessaria” per definire “beni che soddisfano interessi generali fondamentali la cui cura discende dalle prerogative dello Stato”. Tali beni sono, in considerazione della loro natura “né usucapibili (da privati) né alienabili” (a privati). Noi riteniamo che il Partito Democratico debba superare le timidezze avute anche durante la stagione dei referendum sull’acqua pubblica nel 2011 ed adottare pienamente nel suo Manifesto questa visione che peraltro supera la tradizione distinzione semplice tra bene di proprietà dello Stato e beni privati. I servizi essenziali come l’acqua, l’energia, il trasporto locale, le telecomunicazioni e reti in generale devono essere pubblici. Poiché questi settori, spesso monopoli naturali, riguardano beni collettivi indisponibili, non c’è spazio per l’iniziativa privata inevitabilmente legata alla massimizzazione del profitto economico. Una programmazione pubblica e democratica di questi settori porterà anche investimenti utili per l’occupazione e per le imprese private italiane. Ad esempio, bisognerebbe terminare le erogazioni statali verso l’istruzione privata tornando al dettato Costituzionale ed investire i risparmi così ottenuti in quella pubblica, in un grande piano di tutela e rimodernamento anche energetico degli edifici scolastici.

LA NOSTRA RIFORMA COSTITUZIONALE

Abbiamo bisogno anche di una riforma costituzionale vera che risolva alcuni problemi creatisi in questi anni, e che ribadisca il principio della sovranità popolare nel rispetto della legge che è stabilita all’articolo 1: a) Abolizione articolo 81 nella forma attuale (pareggio di bilancio) b) Riduzione del potere delle Regioni (troppi poteri alle regioni che creano disomogeneità nel paese, e il trend di questi mesi specie dopo i referendum in Lombardia e Veneto sta peggiorando questo problema nel silenzio generale); c) Inserimento del comma II nell’articolo 114 che preveda l’elezione a suffragio universale, diretto, libero e segreto di TUTTI gli enti locali; d) Inserimento all’articolo 49 di una disposizione che preveda il finanziamento pubblico, trasparente e compartecipato dei partiti politici per far terminare la deriva oligarchica che attraversa la politica italiana e che può portare solamente ad esiti catastrofici.

Diritti universali

La caratteristica fondamentale degli antifascisti è quella di riconoscere all’uomo in quanto persona dei diritti inalienabili, come recita l’articolo 2 della nostra Costituzione. Nonostante le pressioni ed i tentennamenti di questi anni, ad esempio sulla questione immigrazione, o sul tema del garantismo, il faro di una politica di sinistra non può recedere neanche di un passo da questa linea. In questo senso dobbiamo intendere tutti i diritti universali, ovvero come un insieme collegato ed armonico che non può essere diviso, diciamo quindi da subito che seppur siamo molto contenti degli avanzamenti raggiunti grazie al Partito Democratico nella precedente legislatura, noi riteniamo che si debba andare avanti senza tregua. Le recenti conquiste sulle Unioni Civili o sul Dopo di Noi non possono essere divise dai diritti degli stranieri o da coloro che professano religioni diverse. Questa è la nuova sfida davanti alla quale ci troviamo: dare un nuovo senso al concetto di diritto universale, ovvero di presidio complessivo ed indivisibile della democrazia, della pace e della nostra identità antifascista. Noi abbiamo il dovere di promuovere la parità attraverso il coinvolgimento attivo nella vita politica e sociale di tutte quelle persone che oggi ne sono escluse. Per farlo abbiamo bisogno di farci promotori di una serie di riforme strutturali che vadano a cambiare radicalmente non solo le nostre leggi, ma l’intero apparato culturale che oggi impedisce il pieno progresso della società. Penso alla tribalizzazione sia delle strutture sociali sia delle forme di comunicazione. Una stampa sempre meno libera; un sistema di social network sempre più controllato e i dati dei cittadini in possesso dei privati. Servono norme chiare sul possesso dei dati che, di fatto, ci pongono alla mercé delle grandi aziende internazionali senza che noi possiamo averne il minimo controllo. Questo pone i cittadini in una posizione di totale subalternità rispetto alla propaganda di ogni genere, dichiarata e non. Penso al processo di emancipazione femminile che da anni subisce continui attacchi sia da parte della politica sia del mondo del lavoro. Battaglie come il congedo di paternità obbligatorio, l’approvazione di una legge contro la disparità salariale sul modello islandese, una radicale applicazione della legge 194. In altre parole una riforma di tutte quelle norme che in maniera più o meno diretta contribuiscono a perpetrare la concezione patriarcale della famiglia e dello Stato. Penso agli immigrati che ad oggi vivono legalmente in Italia, pagano le tasse in Italia, ma non hanno il diritto di votare in Italia. Questo genera emarginazione e impedisce la piena partecipazione dell’uomo alla vita sociale del Paese. Penso anche ai loro figli. Eravamo a un passo dall’approvazione di una legge buona che avrebbe permesso a oltre un milione di persone di veder riconosciuta la propria cittadinanza. Quella legge, erroneamente chiamata “Ius Soli”, era una legge giusta che per paura e per meri calcoli elettorali è stata accantonata. A posteriori è evidente che quella scelta non ci ha portato un voto. Riprendiamo quella proposta e portiamola avanti senza paura. Per farlo abbiamo bisogno di chiamare a una partecipazione attiva tutte queste persone, organizzando il dissenso e indirizzando la battaglia. Il nostro obiettivo deve essere quello dell’emancipazione economica e sociale attraverso l’ottenimento, insieme a tutte queste persone, del potere politico.