di Maurizio Dall’Oro

Nei giorni scorsi le prime pagine dei giornali sono state occupate dalla notizia della demolizione di alcune ville confiscate al clan Casamonica.

Senza entrare nel merito di questo caso specifico, quello che più è fastidioso è stata la mobilitazione propagandistica proposta dal governo del cambiamento e dell’amministrazione capitolina, intenti a costruire intorno a questa demolizione una campagna mediatica che definire schifosa è comunque un complimento. Da militante nel mondo dell’antimafia, che dedica il suo tempo alla sensibilizzazione della società civile e delle amministrazioni locali sul tema dei beni confiscati, tutto questo circo mediatico fa ancora più male.

Uno dei primi a comprendere l’importanza dei beni confiscati nella lotta alla mafia fu Pio La Torre, parlamentare del PCI, poi ucciso barbaramente da Cosa Nostra, uno dei padri nobili del nostro passato. Nel 1996 un milione di italiani firmò perché i beni confiscati fossero dati in mano a chi, col proprio lavoro nel mondo del sociale, diventando presidio di legalità. Oggi in Italia esistono centinaia di beni confiscati che hanno vissuto una nuova vita, da nord a sud, e ognuno di essi è molto, ma molto più utile dell’immagine di Matteo Salvini che distrugge la villa dei Casamonica in sella a una ruspa.

Ecco, mi sarebbe piaciuta, dal Partito Democratico, una reazione di questo tipo, ma così non è stato: la risposta data dalla comunicazione democratica è stata incentrata sul tentativo di intestarsi la paternità della demolizione. Fa specie anche il fatto che lo stesso Zingaretti, che da Governatore della Regione Lazio è sempre stato in prima fila nel sostegno alla battaglia antimafia col sostegno a realtà sociali e al riuso dei beni confiscati abbia scelto di assecondare la retorica della ruspa, e con lui ampissimi pezzi della comunità democratica. Finché non ci renderemo conto del fatto che imitando la comunicazione muscolare e le discutibili azioni della destra non si raccolgono voti, perché chiunque, se può scegliere, opta per l’originale, possiamo tranquillamente abbonarci all’irrilevanza. Il primo punto dal quale bisognerebbe ripartire è proprio questo: cominciare a fare meno post sui congiuntivi di Di Maio e qualcuno in più sullo smantellamento delle vigenti norme sui beni confiscati che Salvini porta avanti nel decreto sicurezza nel silenzio assordante di troppi, tornare a parlare seriamente con quelle associazioni di cui tutti abbiamo la tessera, perché fa figo averla, ma che in pochi hanno scelto di coinvolgere finora.

Tornare a far politica, insomma.